Come accogliamo chi incontriamo al lavoro lascia un segno di noi. Come avrebbe detto il mio professore di filosofia è una manifestazione del sé.


Dell’importanza delle soft skills si è detto e si continua a dire molto. Le soft skills sono quei tratti comportamentali che diventano rilevanti per uno svolgimento positivo del lavoro. Ecco le principali soft di riferimento, in inglese così suonano più cool: personal accountability; collaboration; interpersonal negotiation; conflict resolution; people’s adaptability and flexibility; clarity of communications; creative thinking.


Ma cosa c’è alla base di tutto questo? Una sana bella educazione, la cortesia del “grazie-per favore-scusa” e la virtù dell’accoglienza. Chi mi conosce sa che sono temi che mi stanno particolarmente a cuore. D’altra parte Gabardine è nato anche per riportare ai giorni nostri e aggiornare quel garbo e quella preziosa capacità di sapersi muoversi nel mondo che ci circonda, di cui Il Saper Vivere di Donna Letizia ha lungamente trattato.

Colette Rosselli Il saper vivere

[Il Saper Vivere è stato scritto nel 1960 da Colette Rosselli, scrittrice e illustratrice italiana che ha conquistato editori italiani e stranieri. Nel 1974 ha sposato Montanelli].


Sì, perché di manager forse bravi e certamente cafoni ne abbiamo incontrato tutti e si fanno ricordare in quanto cafoni. Mentre il manager bravo, che ci sa fare con le persone se lo ricordano tutti perché trascina, ispira, porta avanti e innalza le persone piuttosto che ricordarci che l’uomo è capace anche di molta piccolezza.


Ci sbagliamo se pensiamo che al lavoro l’accoglienza sia materia solo per chi- appunto- “accoglie le persone che arrivano e telefonano”. L’accoglienza è una parte del lavoro di tutti e prende vita nel modo in cui parliamo, utilizziamo il linguaggio, la postura e l’intenzione che abbiamo verso la persona di fronte a noi.


Mi piace parlare di accoglienza come di una virtù perché bisogna essere forti e sicuri si sé per aprirsi all’altro, perché accogliere è proprio questo:  fare posto alla persona che abbiamo davanti, al telefono, via email, e in questo va oltre all’ospitalità – che può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre. Ecco perché chi accoglie veramente lascia un segno positivo nell’altro.